First Heat
Mar. 18th, 2020 09:04 pmPersonaggi: Galo Thymos, Kray Foresight
Rating: NSFW
Parole: 5500
Warning: Underage, Size Difference, First Time, Anal Fingering (with gloves), Anal Sex, Omegaverse, Dub-con/Non-con
Prompt: Differenza di Età / Fanfiction / NSFW
Note:
- Gli autori di Promare non ci hanno dato delle età canoniche quindi mi adatto un po' per questa omegaverse
- Dedicata a Mamma Black ù_ù
Galo aveva undici anni la prima volta che sentì parlare di 'secondo genere'. La sua insegnante aveva iniziato a nominare cose come 'alfa' e 'omega', ma lui si era semplicemente addormentato con la testa sul banco, disinteressato a tutti quei nuovi termini.
Aveva sempre avuto dei leggeri deficit di attenzione, soprattutto quando un argomento non lo coinvolgeva personalmente o era carico di paroloni che spesso faticava a capire, e in quel momento non gli interessava sentire parlare di 'omega', 'alfa' e cose simili.
Avrebbe tranquillamente continuato la sua vita come un qualsiasi undicenne, con la testa tra le nuvole e il desiderio di diventare un giorno un supereroe come quelli dei fumetti. Ovviamente non si sarebbe mai aspettato di vedere tutti quei suoi sogni e la vita che aveva sempre desiderato andare letteralmente in fumo a causa di un Burnish.
Ricordava perfettamente quella notte. Era estate e faceva molto caldo, e lui si era alzato per prendere un bicchiere di latte. Niente di anomalo o che facesse presagire l'arrivo di quell'improvvisa fiammata che trasformò la sua casa in un vero e proprio inferno.
Aveva undici anni e mezzo, e nessun bambino avrebbe dovuto conoscere la morte e la distruzione così presto... e se non fosse stato per Kray Foresight, uno sconosciuto che si era spinto verso quella casa in fiamme, anche lui avrebbe perso la vita come i suoi genitori.
Le settimane successive a quell'incidente non furono ovviamente semplici per Galo, praticamente illeso nel fisico ma distrutto nella psiche. Era stato tenuto sotto osservazione dagli psicologi e dagli assistenti sociali, gente che credeva di sapere cosa fosse meglio per lui. Ma cosa potevano saperne? Non erano stati loro a perdere tutto, in una sola notte.
Aveva rifiutato testardamente qualsiasi aiuto, chiudendosi in un silenzio forzato nella sua asettica e anonima stanzetta d'ospedale.
Era stato ancora una volta l'intervento di Kray a salvarlo. L'uomo era stato condotto nella sua camera su richiesta dei medici, e Galo vide per la prima volta e con chiarezza il viso della persona che lo aveva salvato.
Ricordava solo vagamente il volto del suo salvatore, e le sensazioni che gli donò furono tanto intense quanto contrastanti. Kray aveva una corporatura imponente, accompagnata però da un'espressione gentile e rassicurante. Gli parlò con tono pacato e gentile, mostrandogli la protesi per il braccio che aveva perso nell'incendio, incoraggiandolo poi a trasformare quella tragedia nella sua forza... perché era quello che avrebbe fatto anche Kray stesso.
Galo scoppiò a piangere, sfogandosi per la prima volta dall'incidente, stringendosi al corpo dell'uomo che lo aveva salvato e che da quel momento sarebbe diventato l'inizio di ogni cosa.
Lasciò infatti l'ospedale una settimana dopo quell'incontro con Kray, con la mano stretta attorno a quella dell'uomo, diretto verso quella che sarebbe diventata la sua nuova casa. Da quel momento in poi ci furono altri incontri con lo psicologo, ma anche interviste e foto. Con Kray che esponeva le sue idee per il futuro della popolazione mondiale, prendendo Galo come esempio.
"Nessun bambino dovrebbe rimanere più orfano", diceva, e Galo annuiva, assecondandolo in tutto e per tutto perché Kray era diventato il suo unico legame, simile ma al tempo stesso differente da quella figura paterna che aveva perso a causa dell'incendio.
Kray Foresight era tutto per lui.
A tredici anni, Galo, sentí di nuovo parlare di 'secondo genere' e di 'omega', e quella sorta di ‘discorso’ arrivò in seguito ad un improvviso e strano mal di pancia che lo destò nelle prime ore del mattino della domenica.
Infatti, non erano neanche le sei del mattino quando una prima fitta all'altezza del basso ventre lo svegliò. La sera prima era andato a letto un poco febbricitante e indisposto, e gli era venuto spontaneo dare tutte le colpe alla cena a base di pizza che aveva consumato in assenza di Kray, occupato con un lavoro.
Aveva sperato che una notte di sonno potesse bastargli per farlo stare meglio, ma dopo quel brusco risveglio scopri di sentirsi anche peggio. Le fitte continuarono, strappandogli dei bassi lamenti, e vennero seguite da dei brividi caldi e freddi, che lo scuotevano da capo a piedi. Inoltre, cosa non meno importante, gli odori che, intensi e forti come non lo erano mai stati, gli facevano pizzicare dolorosamente le narici.
Aveva cercato di riprendere sonno, rigirandosi nel letto più e più volte, ma inutilmente. Stava chiaramente male e gli sembrò quasi una tortura riuscire ad alzarsi dal letto per cercare Kray nel suo studio - tra un lamento e un altro si erano fatte le otto ed era certo di trovarlo già lì, al lavoro.
Camminò sostenendosi al muro, con il viso arrossato e che si colorò di una tonalità più accesa nel sentire le mutande farsi via via più umide ad ogni passo. Delle lacrime per l'imbarazzo gli riempirono gli occhi, e con braccio sullo stomaco come per proteggerlo e lenire quel fastidio, bussò alla porta dello studio di Kray, socchiudendola in seguito al basso "avanti" dell'uomo.
«K-kray», pigolò, appoggiandosi con un'espressione disperata all'uscio della stanza, «non mi sento tanto bene».
Dentro di sé si ripeteva: "Kray saprà di sicuro come comportarsi", perché non vi era cosa che quell'uomo non conoscesse.
Era sempre preparato su ogni argomento, intelligente e soprattutto paziente. Per Galo era praticamente impossibile dubitare di lui delle sue conoscenze.
Infatti, nella sua ingenuità e fiducia, non trovó strano lo sguardo che gli rivolse Kray, tra il sorpreso e l'interessato. Per un secondo gli parve addirittura di vedere un lampo rosso negli occhi dell'uomo, ma sparì talmente in fretta da convincerlo di essersi immaginato tutto.
«Sei... un omega», mormorò Kray, e Galo aggrottò le sopracciglia. Ricordava vagamente quel termine ma non ne conosceva il significato.
«Non lo so... ma sto male», si lamentò, «è per qualcosa che ho mangiato?», aggiunse.
Kray scosse il capo, lasciando la sua scrivania per avvicinarsi a Galo. Aveva assunto un'espressione seria ma rassicurante, e il ragazzino lo guardò carico di fiducia, come aveva sempre fatto sin dal loro primo incontro.
«Sei un omega», ripeté l'uomo, «sai cosa significa?»
Galo scosse il capo, chiudendo poi gli occhi quando la mano dell'altro si posò sul suo capo per una blanda carezza.
«Significa che sei speciale».
Il cuore di Galo mancò un battito nel sentirsi definire un quel modo proprio da Kray, e non poté far altro se non annuire rapidamente quando l'uomo proseguì con un: «Significa anche che hai bisogno d'aiuto. Mi permetterai di darti una mano e di farti stare meglio?»
Era speciale, e Kray si sarebbe preso cura di lui. Non gli importavano più i pantaloncini bagnati, le fitte al basso ventre e tutti quegli odori strani e forti, perché il suo eroe lo avrebbe aiutato.
Con il cuore a mille si lasciò prendere in braccio dall'uomo e, stringendosi forte contro il suo collo, si fece trasportare fino alla sua cameretta.
Galo si era abituato a dover lavorare sodo per ottenere complimenti e lodi da parte del suo tutore, a mantenere una media scolastica alta e a conseguire dei risultati eccezionali negli sport, il tutto volto solo ed esclusivamente a compiacere Kray: a renderlo fiero di lui.
Per quel motivo erano più unici che rari i momenti nei quali il suo tutore gli concedeva non solo degli elogi ma anche dei 'segni d'affetto' come quello. Ma era inevitabile, si diceva sempre Galo, Kray stava lavorando per il bene della popolazione, non aveva tempo per i capricci di un ragazzino. Quello, ovviamente, non impedì al più giovane di sentirsi emozionato all'idea di essere stato definito 'speciale' ma di ritrovarsi stretto a lui in quell'abbraccio. Non gli importava se aveva già tredici anni e non era più un bambino, avrebbe fatto tesoro anche di quel momento trascorso con il suo eroe.
Sorrise lieto, nascondendo il viso contro il collo dell'uomo, restando sorpreso nel sentire per la prima volta un profumo differente da quello che aveva imparato a riconoscere. Inspirò ancora per sicurezza, sentendo la testa girargli e lo stomaco stringersi per qualche motivo a lui sconosciuto, l'odore tuttavia rimase lì e sapeva di frutta bruciata. Piacevole ma strano. E come se fosse una conseguenza a quel profumo, il suo corpo venne scosso da nuova fitta nel basso ventre, seguita come un'ondata da un forte calore interno.
Trattenne a malapena un lamento, stringendo le labbra per ostinazione e tenendo per sé ogni domanda. Si fidava ciecamente di Kray e avrebbe mantenuto la bocca chiusa, sapeva che l'uomo gli avrebbe spiegato tutto e lo avrebbe aiutato senza ombra di dubbio.
Rimase in silenzio anche quando il suo tutore attraversò la porta della sua stanza, per andare poi a sedersi sul letto. Galo rimase stretto a lui, accomodato sulle stesse gambe di Kray, che lo sostenne con le mani sui suoi fianchi.
Non era una posizione scomoda, ma l'umidità ormai palese dei suoi pantaloncini lo mise non poco a disagio. Si sarebbe voluto spostare e non far vedere al suo idolo lo stato delle sue mutande, ma la presa di Kray era salda.
«Va tutto bene», lo incoraggiò l'uomo, forse scorgendo quel suo nervosismo, «è tutto perfettamente normale»
«Non volevo... bagnarmi le mutande», rispose, abbassando la voce in un sussurro.
«Come ho detto, è normale», confermò Kray, accarezzandogli lentamente i fianchi e facendo contorcere un poco Galo. Non riuscì infatti a trattenere una piccola risata, piegandosi di lato nel tentativo inconscio di sfuggire a quel solletico.
«Kray!»
«Stai fermo, Galo», rispose l'uomo, e il ragazzino si impose l'immobilità. Era come se l'ordine del suo tutore avesse un potere assoluto su di lui, non voleva deluderlo e se Kray gli diceva di stare fermo lui lo avrebbe fatto per dimostrargli di essere in grado di ubbidire.
«Devi sapere che nella nostra società esistono tre 'secondi generi'. I beta, gli alfa e gli omega», riprese Kray con voce calma e pacata, «conosci il significato di questi termini?»
Galo scosse la testa, cercando di concentrarsi più sulle parole del suo tutore che sul suo corpo che si stava facendo sempre più caldo.
«Solo i nomi», ammise però, riportando alla mente i vaghi ricordi legati alla sua insegnante.
Kray emise un basso 'mh-mh', che il ragazzino non riuscì a interpretare in nessun modo - era forse approvazione o il contrario?
«I beta sono persone normali. Non hanno alcuna dote particolare, e rappresentano circa la metà della popolazione mondiale», riprese l'uomo poco dopo spingendo le sue dita, coperte da dei guanti bianchi, sotto la maglietta azzurra di Galo.
Quel contatto delicato contro la pelle nuda strappò al ragazzino un verso sorpreso e una nuova ondata di calore che, con sua grande sorpresa, andò a riversarsi tra le sue gambe. Non capiva che cosa gli stesse accadendo, ma in quell'istante gli sembrò quasi impossibile non notare uno strano rigonfiamento nel cavallo dei pantaloncini.
«Gli alfa sono dei leader nati. Sono loro l'altra metà della popolazione, e sono sempre gli alfa, generalmente, a ricoprire il ruolo di capi di stato e altre cariche importanti», proseguì Kray, senza cambiare tono di voce. Era dolce e zuccheroso, forse anche un pizzico divertito ma alle orecchie di Galo suonava sempre come rassicurante.
«Anche tu sei un alfa?», domandò il ragazzino, trovando in quelle parole la perfetta descrizione del suo tutore. Le labbra di Kray si piegarono in un sorriso e le sue mani, lente, salirono dai fianchi fini di Galo fino alle ascelle, costringendolo a sollevare le braccia. Gli sfilò la maglietta con un movimento fluido, lasciandola poi cadere sul pavimento.
Il ragazzino rabbrividì ma nonostante il crescente caldo non trovò sollievo nel liberarsi di quell'indumento ormai sudato, anzi, gli parve invece di sentire il calore aumentare.
«Esattamente. Vedo che hai già capito», assentì con chiaro compiacimento, cosa che fece balzare in petto il cuore del più giovane, «tu invece, fai parte di una piccola parte di prescelti».
«Prescelti?», ripeté incredulo in ragazzino.
«Sì», confermò Kray, «ed è dovere degli alfa prendersi cura degli omega quando questi entrano nel loro ciclo di calore. Come sta accadendo a te in questo momento».
Le informazioni si accavallarono nella mente di Galo, lasciandolo confuso.
«Non credo di... aver capito», ammise rammaricato, sperando di non deludere il suo tutore con quella sua ignoranza.
«Tranquillo Galo... tutto quello che devi sapere e che mi ora mi prenderò io cura di te».
Il sorriso di Kray, per un istante, gli fece quasi paura, ma accantonò subito quell'idea perché era Kray: non aveva niente da temere da lui.
Annuì, cercando di mostrare all'uomo tutta la sua cieca fiducia, che vacillò un poco quando sentì le mani di Kray scendere dai suoi fianchi fino alla curva delle sue natiche.
«Dobbiamo togliere questi indumenti. Sono ormai bagnati e ci saranno d'intralcio», spiegò, usando il pollice per giocare con l'elastico dei pantaloncini.
«S-sì, certo», balbettò Galo, cercando di assecondare il desiderio dell'uomo. Si sollevò sulle ginocchia e, sostenendosi con un braccio alle spalle di Kray, cercò con l'altra mano di abbassare i suoi ultimi indumenti. Faticò un poco ed emise anche un verso sorpreso nel vedere le reazioni del suo corpo che, fino a quell'istante, erano rimaste nascoste dalla stoffa dei suoi pantaloni.
Rimase ancora sollevato sulle ginocchia, sorretto dalle mani di Kray di nuovo ferme sui suoi fianchi, e da quella posizione poteva vedere chiaramente il 'suo coso' - o 'super pistola spara pipì', come era solito chiamarlo di tanto in tanto -, totalmente diverso dal solito. Non cadeva tra le sue gambe come sempre, ma sembrava essere invece diventato duro e stava semi-sollevato. Era strano e non sapeva come reagire a quella sorta di novità, né a tutte le sensazioni tra il fastidio e il piacere che lo stavano scuotendo da capo a piedi.
«Io...», esordì senza però sapere esattamente che cosa dire.
«Non ti sei mai toccato, vero Galo?», domandò Kray, costringendolo ad alzare di scatto lo sguardo.
«Toccato?»
Una mano di Kray si strinse con più sicurezza sul suo fianco, impedendogli di abbassarsi, e l'altra si spostò tra le sue gambe in una carezza lenta sul suo pisello, strappandogli un verso di sorpresa. Tutto il suo corpo tremò per quel tocco e non poté non provare un vago senso di paura, perché quel calore stava diventando sempre più forte, quasi insopportabile, e ad esso sembravano aggiungersi così tante sensazioni ed emozioni da lasciarlo confuso e quasi senza controllo.
Quella perdita di freni, anche se era nelle mani di Kray, non era del tutto piacevole e rassicurante, e nella sua mente si formò un unico pensiero: "Spegnilo. Spegnilo", perché quel caldo era troppo forte. Troppo intenso, e non sapeva come domarlo.
«Qui», riprese Kray, senza accennare ad allontanare la mano, muovendo le dita piano, «ti sei mai toccato qui?»
Il suo pisello sembrò quasi sussultare e il suo stesso corpo venne colto da un sobbalzò.
«N-no», pigolò, stringendo forte la mano sulla giacca del suo tutore come per sorreggersi mentre tutti i suoi muscoli tremavano. Caldo, faceva sempre più caldo, e da quella posizione poteva sentire qualcosa scivolare lungo le sue cosce.
Travolto da quelle sensazioni, neanche si rese conto di avere gli occhi carichi di lacrime che minacciavano di scivolargli lungo le guance in un chiaro sintomo di disagio e imbarazzo.
Kray però continuò a toccarlo, a muovere la mano e le dita, e il corpo forse inconsciamente iniziò a comportarsi in modo incoerente. I suoi fianchi volevano infatti spingersi verso le carezze delicate dell'uomo, ma al tempo stesso desiderava potervi sfuggire.
«Va tutto bene», lo incoraggiò Kray, con un tono ancor più compiaciuto che per la prima volta non suono alle orecchie di Galo come rassicurante, «lasciati andare, è giusto che sia così».
Quelle parole rimbombarono nella sua mente. Era giusto che fosse così, e se era Kray a dirlo doveva essere per forza vero.
Annuì con gli occhi serrati quasi con forza, stringendo con altrettanta energia le mani sulle spalle del suo tutore che continuò a toccarlo, ancora e ancora, senza dargli un attimo di pace o un momento per riprendere fiato. Il calore aumentò e con esso i versi che lasciavano le sue labbra, sempre più alti e alternati a dei singhiozzi. Solo quando gli parve di sentire un familiare formicolio provenire dal suo pisello gli venne spontaneo cercare di allontanarsi.
«K-Kray!», strillò, senza però riuscire ad allontanarsi o a fermare le carezze del suo tutore, «S-sto p-per... no... fermati, Kray».
«Lasciati andare», ripeté l'uomo, sfregando il pollice sulla punta del suo coso. Galo tremò ancor più violentemente, e per quanto avrebbe voluto dire ancora una volta a Kray che non voleva farsela addosso e di fermarsi, tutto sembrò finire neanche qualche momento dopo. Quelle sensazioni che stavano ribollendo all'interno del suo corpo esplosero facendolo strillare, e tutto andò a riversarsi sul suo pisello.
Crollò letteralmente tra le braccia di Kray che lo sostenne contro il suo petto. Tremava e sussultava, sopraffatto da tutto quello che aveva appena provato e con le lacrime che gli scorrevano lungo le guance.
Quell'incendio nel suo corpo sembrava essere stato domato e sperò che fosse tutto finito, di non dover più provare niente di simile. Tuttavia Galo non fece neanche in tempo ad elaborare quel pensiero che il suo corpo sembrò ancora risvegliarsi con quelle sensazioni incoerenti e forti, agitandolo.
Non voleva che tutto quello si ripetesse di nuovo, ma al contempo una vocina a lui sconosciuta sembrava quasi cantilenare all'infinito un: "Ancora. Ne voglio ancora".
Voleva chiedere delle spiegazioni a Kray, voleva sapere e comprendere se tutto quello avesse effettivamente a che fare con l'essere un omega e che cosa fossero esattamente gli omega come lui. Però tutti i suoi quesiti passarono in secondo piano quando il suo tutore lo fece distendere, sovrastandolo con il suo corpo.
Galo era alto per la sua età, ma Kray era gigantesco. Aveva un corpo non tanto dissimile da quello dei supereroi dei fumetti, con le sue spalle ampie e forti, era sempre stato un modello per Galo, ma in quell'istante si sentì vagamente 'soffocato' da quella presenza che si stava imponendo su di lui.
Era intenso, tanto quanto lo erano i sentimenti che gli si stavano agitando dentro. Quelle voglie e desideri che non si sentiva in grado di comprendere.
«Porta le mani sulla testiera del letto. Stringila più forte che puoi e non lasciare mai la presa. Intesi?»
Il ragazzino annuì a quell'ordine e, senza nascondere un leggero tremito, fece ciò che gli era stato ordinato, aggrappandosi con forza al legno della testiera del suo letto.
Gli occhi di Kray parvero accarezzarlo da capo a piedi e a quello sguardo, strano e in un certo qual modo indagatore, si aggiunsero presto le sue mani sempre coperte dai guanti. Gli toccò il petto, contro il quale si agitava il suo cuore, per poi scendere sul ventre piatto e sui fianchi, proseguendo infine la sua corsa sulle cosce. Erano umide a causa di quella sostanza che gli aveva bagnato le mutande e i pantaloncini.
Tremò, ma non mollò la presa per non disubbidire a Kray, che gli rivolse uno strano sorriso come premio per la sua ubbidienza.
«Bravissimo Galo», lo lodò infatti, «resta fermo così».
Assentì ancora ritrovandosi però ad emettere un verso sorpreso quando l'uomo portò le mani sotto le sue ginocchia, spingendogli le gambe e fianchi verso l'altro, facendolo piegare contro il suo stesso petto in una posizione scomoda e dolorosa. Si sentiva vulnerabile con le natiche esposte in quel modo, ma ancora una volta la sua agitazione venne placata dal fatto che si trovasse con Kray.
«Devi sapere che gli omega ogni tre mesi entrano in uno stato chiamato 'calore'», riprese a parlare l'uomo, costringendolo immobile in quella posizione con una sola mano, spostando l'altra sulla morbida curva del sedere, «e quando accade, il loro unico desiderio è quello di avere un alfa accanto che si prenda cura di loro».
Ancora una volta, Galo, non si sentì certo di aver compreso ma non voleva deludere Kray.
«G-grazie…?», tentò, sperando di aver detto la cosa giusta.
«Vedi questo?», domandò poi l'uomo, allontanando la mano dalle natiche del più giovane, mostrandogli le dita bagnate e un poco vischiose, con dei leggeri e delicati fili semi trasparenti che partivano dai polpastrelli ogni volta che venivano uniti tra loro.
«S-sì», balbettò.
«Questo è quello che ti rende un omega. Questo di rende pronto ad accogliere il tuo alfa e il suo seme».
Galo deglutì, il respiro sempre più rapido e quell'incendio che ardeva dentro di lui sempre più vivo e forte.
«Seme?», ripeté confuso mentre dentro di sé ripeteva un disperato: "Fallo smettere, ti prego", cercando lo sguardo di Kray come per trasmettergli quel suo bisogno. L'uomo tuttavia sembrò distratto, perso in chissà quale pensiero mentre osservava il suo corpo.
Aveva ancora una volta un'espressione strana, diversa da quella che Galo era solito vedergli in viso. Ne ebbe quasi paura, ma quando Kray riprese la parola con quella sua voce così calma e dolce, tutto gli sembrò tornare alla normalità.
«Forse, finalmente, ho trovato qualcosa per cui potresti essermi utile», gli disse infatti senza rispondere alla precedente domanda del più giovane, «e tu vuoi essermi utile, vero Galo?»
Mosse il capo rapidamente per rispondere affermativamente, senza pensarci due volte, diviso tra il desiderio di essere 'necessario' a Kray e il voler far finire tutto. Il suo tutore lo lodò ancora per quella sua risposta così svelta.
«Ora ti insegnerò a comprendere i tuoi desideri da omega», riprese l'uomo, riportando le dita sulle natiche di Galo, premendole verso l'interno da dove sembrava uscire quel liquido strano.
Quel tocco così intimo lo fece sussultare, e fu quasi tentato dall'allontanare le mani dalla testiera del letto, ma qualcosa nello sguardo di Kray lo costrinse a restare immobile.
Tuttavia, quello non gli impedì di mormorare un "no, non lì", quando sentì quella pressione farsi più forte in luoghi che Galo non era neanche certo di voler scoprire.
«Shh», soffiò l'uomo, spingendo l'indice all'interno del corpo di Galo.
Gli sfuggì un gridolino nel sentire quel corpo estraneo dentro di sé, e pur non trovandolo doloroso, la sua mente registrò quell'intrusione come fastidiosa. Cercò di sottrarsi, ma la presa di Kray sul suo corpo era decisa e ferma, e il suo sguardo sembrava ancora dirgli un: "Non ti muovere per nessuna ragione".
«K-Kray non… non mi piace questo», si lamentò, scuotendo il capo, ma l'uomo sembrò ignorarlo. Continuò infatti a muovere l'indice, spingendolo sempre più a fondo, ritirandolo per più riportarlo all'interno in un unico gesto.
Galo non tentò neanche di nascondere i suoi versi, ed anche se il cuore sembrava quasi rimbombargli nelle orecchie, non poteva fare a meno di sentire ogni movimento della mano dell'uomo come 'bagnato'.
Lo nauseava, si sentiva sopraffatto da quelle sensazioni e dal calore crescente che sembrava portare alimentare solo un unico pensiero: ne voleva di più. Non comprendeva il suo corpo e quello che stava desiderando, e non era neanche certo di volere delle risposte perché tutto quello lo terrorizzava.
Strillò quando le dita di Kray divennero due. Sentì la pelle tirare in modo quasi fastidioso, e per quanto non fosse doloroso, la sensazione di oppressione per quell'intrusione non cessò ma diventò invece più pressante.
Scosse il capo ancora e ancora, tremando e chiedendo a Kray di smettere, perché al posto di 'spegnere quell'incendio' sembrava quasi volerlo fare esplodere come era successo poco prima. L'uomo però ignorava quelle sue richieste, continuando a toccarlo in quel modo così intimo.
"Kray sa che fare", cercò di dirsi, "Kray mi sta aiutando".
Si aggrappò con forza a quelle condizioni, ma quando le dita del suo tutore andarono a toccare qualcosa dentro il suo corpo, a Galo parve quasi di perdere la testa. I suoi fianchi scattarono istintivamente verso la mano di Kray e dalla sua bocca eruppe un verso diverso dai precedenti. Non aveva metodi di paragone per ciò descrivere ciò che aveva appena provato, ma era tanto intenso ma piacevole in un certo qual modo.
Ansimò, cercando di riprendere fiato, ma Kray lo toccò ancora in quello stesso punto e il suo fiato si smorzò in un altro gridolino non dissimile da quello che lo aveva preceduto. Lo sfiorò più volte, senza dargli quasi modo di respirare, le sensazioni che aveva provato qualche minuto prima, quando Kray lo aveva toccato per la prima volta, sembrarono riaffacciarsi nella sua mente con una maggior intensità.
A quel punto, Galo sapeva cosa sarebbe successo ma non per quello si sentì più rassicurato o tranquillo. Era agitato e spaventato, e la cosa peggiore era che Kray sembrava non interessato a farlo stare meglio.
Cercò di scacciare quell'idea, dandosi dello stupido per aver dubitato del suo eroe. Perché doveva per forza esserci una spiegazione a tutto quello, se Kray lo stava toccando in quel modo forse era necessario per farlo stare bene in seguito. Anche le medicine erano amare ma servivano a farlo guarire.
Non riuscì a sentirsi per davvero rassicurato da quel pensiero, ma sembrò in ogni caso passare in secondo piano quando all'improvviso l'uomo smise di toccarlo.
«Capisci quello che senti, Galo?», gli chiese.
La voce era ancora dolce e calma, ma alle orecchie del più giovane suonò tanto strana quanto era anomalo il suo sguardo.
Galo scosse il capo, ammettendo in quel modo la sua ignoranza, aggiungendo però un incerto: «S-serve a farmi... stare bene?», nella speranza di non deludere del tutto l'uomo e di ottenere un pizzico di sicurezza, di spazzare via i suoi dubbi.
«Sì», rispose Kray, «starai bene e farai stare bene anche a me», aggiunse con chiara soddisfazione nel suo tono, muovendo di nuovo le dita, cosa che fece strillare di nuovo Galo.
Quelle sensazioni che si erano sopite solo per qualche attimo, tornarono prepotenti a investirlo, intense e forti.
«Quello che provi è piacere», proseguì l'uomo, senza smettere di muovere le dita, «il tuo corpo reagisce a queste sollecitazioni e ne vorrà sempre di più, ed io ti aiuterò a superare questi momenti».
Kray, probabilmente, voleva rassicurarlo, ma Galo faticò addirittura a ricollegare la sua voce a quella che aveva appena sentito. Nelle sue orecchie continuava a rimbombargli il cuore, rendendolo quasi sordo a ogni cosa che non fossero i suoi stessi versi.
Riuscì a registrare solo alcune brevi informazioni, ma non ne comprese il vero significato. L'importante, si disse però, era che Kray si sarebbe preso cura di lui.
Ancora una volta però, quando gli parve di essere di nuovo sul punto di esplodere, l'uomo arrestò i suoi movimenti. Questa volta però allontanò del tutto le mani per farlo tornare in una posizione distesa. Non poté fare a meno di sentirsi 'vuoto' e forse anche 'frustrato' nel non sentire più le mani del suo tutore sul suo corpo, ed infatti dalla sua gola esplose un vago lamento confuso.
Sollevò il capo, socchiudendo a fatica gli occhi per cercare di capire il perché di quell'improvvisa assenza. Seguì i movimenti di Kray, con la bocca socchiusa ed il respiro pesante, che andava quasi allo stesso ritmo forsennato del suo cuore. Lo vide armeggiare con la cintura dei suoi pantaloni, aprirli e tirare fuori dalle mutande il suo pisello.
Emise un verso sorpreso, era la prima volta che lo vedeva, ed era grande. Diverso dal suo ben più piccolo. Gli incuteva timore e quella paura lo spinse a sussultare visibilmente quando Kray si accostò ancora al suo corpo - a quel panico, però, si aggiunse un altro desiderio che non comprese ma che sembrò alimentare quelle fiamme che lo stavano divorando.
Istintivamente una mano scattò sul petto dell'uomo, come per mettere una certa distanza tra di loro. Il "no" che stava per nascere sulle sue labbra venne smorzato dallo sguardo di Kray, scuro e crudele.
«Non toccarmi», gli intimò e Galo, sobbalzando ed emettendo un singhiozzo, riportò la mano sulla testiera del letto. Quella volta quel timore era reale, non era solo una sensazione o una mera impressione: Kray gli aveva fatto paura.
Le lacrime tornarono a pizzicargli gli occhi.
«Sei un omega ed è a questo che servi», riprese l'uomo, «hai forse deciso di disubbidirmi e di non fidarti più di me?»
«N-no... ma ho p-paura», ammise Galo, tremando visibilmente. Voleva che Kray lo rassicurasse, che gli dicesse ancora che stava andando tutto bene, che era speciale. Ma non era neanche certo che tutto quello potesse realmente servire a farlo calmare del tutto.
«Passerà», tagliò corto Kray. Le sue mani, ancora coperte dai guanti nonostante tutto quello che aveva fatto fino a quel momento, andarono di nuovo sui suoi fianchi. La presa era sicura e salda, e neanche volendolo Galo sarebbe riuscito a sfuggirvi.
Singhiozzò ancora, sobbalzando quando il pisello dell'uomo iniziò a sfregarsi lentamente contro la sua pelle sensibile e sudata. Premeva nello stesso punto dove fino a qualche istante prima erano affondate le dita di Kray per poi allontanarsi, dava a Galo l'impressione che stesse per entrare in lui per poi sottrarsi.
Paura e desiderio si alternarono rapidi nella mente del ragazzino, pensieri privi di senso che sembravano solo reagire alle reazioni incoerenti del suo corpo.
Era davvero quello essere un omega? Essere vittima di quelle sensazioni tanto spaventose quanto contraddittorie?
«K-Kray...», pigolò ancora, sperando di nuovo in una parola buona da parte dell'uomo che, tuttavia, parve volerlo ignorare come aveva fatto già in precedenza, solo che in quel momento le cose parvero farsi diverse. La pressione del coso di Kray si fece più forte contro il suo corpo, ed anche se Galo aveva già avvertito l'intrusione delle dita del suo tutore, non si sentì minimamente preparato a quella di un qualcosa di ben più grande e caldo che lo violò in un'unica spinta.
Qualcosa in lui scattò, il dolore per quell'improvvisa invasione di mischiò a quello che Kray aveva definito 'piacere', e dalla sua bocca fuoriuscì un alto grido privo di qualsivoglia senso.
La mano del suo tutore si schiacciò subito sul suo viso, dura e pesante, tappandogli la bocca come per impedirgli di urlare ancora, mentre con altrettanta forza ed energia iniziava a muoversi.
Poteva sentire chiaramente il pisello dell'uomo scavare all'interno del suo corpo, riempiendolo in un modo quasi soffocante. Faceva male ma ad ogni spinta sentiva anche quel piacere fargli girare letteralmente la testa.
Ansimò e si lamentò contro il palmo guantato di Kray, aggrappandosi poi al suo polso con entrambe le mani, dimenticandosi totalmente dell'ordine di tenerle ferme sulla testiera del letto.
Non vi erano più parole rassicuranti, né incoraggiamenti. C'erano solo le spinte del suo tutore, i suoi mugugni quasi animaleschi e quelli soffocati di Galo, che si mischiavano alla crescente paura e a quell'assurdo calore che ancora una volta sembrava pronto all'esplosione.
Neanche tentò di avvisare Kray o di trattenersi dal farsela di nuovo addosso, il suo corpo sembrava aver perso ogni più piccola forma di resistenza. Soffocò un nuovo verso contro il palmo del suo tutore, faticando quasi a respirare con il naso e con la testa sempre più leggera. Desiderò che finisse tutto lì, ma l'uomo continuava a muoversi portando con sé dei rumori bagnati e dei gemiti soddisfatti.
Le orecchie di Galo fischiavano e sempre contro di essere sembrava ancora esserci forte e doloroso rimbombo del cuore. Gli parve quasi di sentire Kray dirgli qualcosa, con voce strana, ma non si sforzò di comprenderlo né di cercare di tenere a mente quelle parole.
Tutto sembrava essere passato in secondo piano, soprattutto quando sentì qualcos'altro invadere il suo corpo. Era un liquido caldo, fastidioso e tutt'altro che piacevole, ma che segnò la fine dei movimenti di Kray.
L'uomo lasciò il suo corpo, allontanando la mano per permettergli di respirare liberamente. Improvvisamente vuoto, ancora scosso dai tremiti, Galo si chiuse quasi in posizione fetale. Come se quello potesse proteggerlo da tutto e tutti - anche da Kray.
Rimase immobile, ansimando e tremando di tanto in tanto, come se il suo stesso respiro fosse in grado di causargli nuove convulsioni.
Sobbalzò quando sentì le dita del suo tutore tornare sul suo corpo, accarezzandogli con una strana dolcezza il capo. Riaprì gli occhi, confuso e spaventato, ma con un ormai familiare bagliore di speranza che era solito rivolgere all'uomo.
Si scontrò con il viso calmo e pacato di Kray, sul suo sorriso fiero e sincero... e un nuovo singhiozzo proruppe dalle sue labbra, portandolo ad un nuovo pianto di sfogo e frustrazione.
«Shh... sei stato bravissimo Galo», mormorò con tono sommesso e tenero il suo tutore, «ma non è finita, dovrai resistere ancora qualche giorno... ma tranquillo. Impari in fretta, e ci sarò io qui con te. Ora e tutte le volte che entrerai di nuovo in calore».
La paura e la confusione erano ancora ben presenti nell'animo del più giovane - non poteva dimenticare ciò che aveva provato, la paura e quelle sensazioni incoerenti di fastidio e piacere -,ma dall'altra parte la sua cieca fiducia nei confronti di Kray era lì, pronta a portarlo a credere senza alcun ombra di dubbio a quelle parole così morbide.
Era stato bravo, aveva detto l’uomo, e non lo avrebbe abbandonato durante quelli che aveva definito 'cicli di calore'. E gli andava bene.
Aveva tredici anni e, omega o meno, Galo non aveva mai desiderato altro se non sentirsi accettato ed apprezzato da Kray.