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[personal profile] kurecchi
Fandom: Originale 

Personaggi: Originali

Rating: SFW

Parole: 1530

Prompt: Indonesia

Note:

  1. Originale dal sapore amaro XD forse avrei dovuto approfondire il setting, ma non ne sono in grado XD spero però che si comprenda l'idea della fine dell'infanzia ecc ecc 


Era con le lenzuola appiccicate alla pelle sudata e con l’asfalto ardente che andava a creare dei miraggi simili a delle distese d’acqua lungo tutta la strada, che l’estate iniziava a stringere il suo asfissiante abbraccio su tutta la città di Althea.

Ogni anno si era sempre mostrato differente da quello che lo aveva preceduto, alcuni erano stati più caldi ed altri, al contrario, così miti da rendere vivibile persino la capitale di Egea. Quello, tuttavia, non era mai stato un problema per Caleb Tenebris, perché lui sin dai suoi primi ricordi, aveva sempre trascorso i mesi estivi nella vecchia casa in pietra di sua nonna nelle lontane e fresche campagne di Althea.

Per quei quaranta giorni di pausa estiva, lui si immergeva nel verde, rassicurato dalle alte fronde degli alberi e delle immense e misteriose montagne di quel regno che proteggevano quel luogo, dove il tempo sembrava quasi essersi fermato a quando ancora l’uomo non sentiva la necessità di costruire grandi palazzi e strade. Gli alberi crescevano rigogliosi e forti, mentre i prati di fiori colorati si muovevano placidi accarezzarti dal vento, trasportando profumi e suoni che solo la natura poteva creare con la sua magia.

Caleb ama con tutto se stesso passare del tempo in quel paradiso. Lì non sentiva il bisogno di nascondersi o di sentirsi inadatto a causa della sua intelligenza, per quel motivo aveva sempre preferito di gran lunga la quieta calma del bosco a qualsiasi altra cosa.

Forse il suo atteggiamento poteva essere visto come strano per un bambino di otto anni, ma nulla in Caleb poteva essere definito ‘normale’ se si voleva essere sinceri, perché così come tutti i membri della sua famiglia, anche lui era nato con la predisposizione alla magia e sin dall’infanzia gli era stato imposto un certo rigore e ferreo controllo sui suoi poteri. Era più maturo dei normali bambini della sua età, più intelligente, e presto avrebbe addirittura potuto rendersi tra i banchi della prestigiosa Accademia di Magia di Ilysse. Un onore per lui e per la sua famiglia, e per quanto Caleb fremesse alla sola idea di poter finalmente partecipare a quelle lezioni, era anche pienamente consapevole che solo in quel luogo poteva ascoltare il leggero frinire dei grilli e i versi di tutti gli altri animali che abitavano la zona. Lasciarsi carezzare dal venticello fresco che rendeva ben più sopportabile l'afa estiva e osservare con un'ammirazione sempre nuova i raggi solari che filtravano quasi timidamente tra le fitte fronde degli alberi, creando nell'aria strani giochi di luci.

Quella era per lui la vera magia, non i piccoli incantesimi e i trucchetti che aveva imparato sui libri di famiglia… e niente di tutto quello poteva essere visto in città.

Di conseguenza, Caleb aveva continuato a cercare riparo in quella casa fatta da antiche mura in pietra e magia dove, senza venire escluso per la sua intelligenza e predisposizione magica, poteva finalmente uscire con un libro sotto braccio e leggerlo ai piedi di un albero, circondato dalla natura e da tutti i suoi misteri.

Passava ore chino sui libri e solo talvolta lasciava che fosse la curiosità a guidarlo, portandolo a vagare tra quei paesaggi pacifici, ispirando profumi che per mesi avrebbe solo potuto immaginare e sognare.

Fu proprio in quelle sue esplorazioni che la sua strada si incroció con quella di Neilos, uno spirito dell'acqua.

Aveva raggiunto una sorta di culla tra le montagne e la foresta. Era immersa nel verde, con piccole cascate che si riversavano nell'acqua limpida di un lago.

Già il luogo di per sé gli sembrò magico, perfetto per le sue ore di lettura all'ombra delle alte fronde degli alberi, ma lo divenne ancora di più quando una figura mastodontica apparve dinanzi ai suoi occhi, spaventandolo e facendolo cadere con il sedere per terra per lo stupore.

Lo spirito aveva assunto l'aspetto di un drago. Bianco e azzurro, con le scaglie che sembravano quasi brillare d'argento nella luce del sole.

Era sua intenzione spaventarlo e allontanarlo, quello era chiaro, ma Caleb non aveva paura. Gli spiriti non erano malvagi, erano solo protettivi e territoriali, e lui si era addentrato in un territorio probabilmente sacro o importante per quell'essere.

Fu quello il suo primo incontro con Neilos e, decisamente non fu l'ultimo.

Caleb infatti tornó più volte in quella stessa culla, studiando e disegnando lo spirito, cercando di parlarci e di attirare la sua attenzione. E lentamente Neilos si aprì a lui, mostrandosi in una forma umana, più simile a lui.

Non amichevole - il sul carattere doveva essere quello -, ma in un certo qual modo gentile, tant'è che Caleb iniziò a considerarlo il suo primo e vero amico.

Con lui riusciva a parlare, poteva mostrargli i suoi poteri e rideva. Era felice in quel luogo e con quello spirito e non sapeva neanche il perché di quelle emozioni così naturali.

Ma anche quella felicità era destinata a finire almeno fino all'estate successiva. Quei quaranta giorni erano passati veloci e Caleb aveva paura di perderlo.

«Resteremo per sempre amici, vero Neilos?», gli chiese infatti durante un assolato pomeriggio.

Il rumore delle cascate che si infrangevano nelle acque del lago lì cullava delicato e piacevole.

Lo spirito accanto a lui sbuffó, evitando di guardarlo. Tenne infatti gli occhi fissi sulle piccole cordicelle che stava intrecciando. Neilos amava costruire piccoli oggetti.

«Sei proprio un idiota», borbottó, causando in Caleb una lieve risata.

«Con il tuo caratteraccio nessuno ti vorrebbe come amico!»

«Allora perché vuoi esserlo tu?», domandò Neilos, alzando finalmente lo sguardo solo per scontrarsi con il sorriso di Caleb, sincero e puro.

«Perché così posso essere l'unico per te», rivelò il ragazzino. Caleb sa di aver messo un pizzico di infantile egoismo nella sua affermazione, ma l'idea di poter essere il solo a stare con Neilos lo rendeva felice.

«Lo ripeto», sbuffò ancora lo spirito, «sei un idiota», concluse tuffandosi nella pozza d'acqua, nascondendo in quel modo il rossore che era andato a colorargli le guance ma che non era sfuggito a Caleb.

Era un ottimo osservatore.

«Ehi! Torna qui! Lo sai che non so nuotare bene!», si lamentó subito il ragazzino agitato, emettendo poi un urletto sorpreso quando Neilos riemerse davanti a lui.

Aveva le labbra piegate in un ghigno divertito che gli costò uno schizzo in pieno volto e le guance di Caleb gonfie per l'offesa.

Lo spirito sembrò non reagire, infatti nuotó verso il ragazzino, posizionandosi tra le sue gambe per potergli stare più vicino.

«Ho cambiato idea», sbottó Caleb cercando di allontanarsi, «Non voglio più esserti amico!», proseguì con un tono infantile.

Ovviamente non pensava realmente a quelle parole, desiderava solo far sentire lo spirito un po' in colpa.

Lo spirito però lo afferrò per un piede, impedendogli di scappare e trascinandolo poi con sé in acqua.

Caleb strillò, aggrappandosi a lui sorpreso.

«Neilos!»

Ci mise qualche istante per iniziare a muovere i piedi e per tenersi a galla da solo, e l'espressione contrariata sul suo viso venne raggiunta dai capelli ormai schiacciati sulla fronte bagnata e da un broncio.

Neilos accennó ancora un piccolo sorriso ed allungando le braccia fece cadere sul collo di Caleb la collana che, fino a anche momento prima, stava intrecciando con tanta attenzione.

«Che fai?», domandó curioso il ragazzino, abbassando il capo fino ad attaccare il mento alla base del collo. I suoi occhi videro subito una piccola pietra legata da quelle cordicelle come un ciondolo. Brilló subito di un tenue color verde acqua, come quel piccolo lago nella foresta. La osservó con più attenzione, incantato dai suoi riflessi, e solo in quel momento si rese conto di non avere tra le mani una semplice pietra ma una scaglia di Neilos.

«È un portafortuna», taglió corto lo spirito, interrompendo le domande che sicuramente Caleb avrebbe iniziato a rivolgergli.

«L'hai fatto per me», affermó infatti l'altro con voce un po' stridula per l'emozione, senza però mostrare neanche il minimo dubbio nelle sue parole. Lo spirito grugní imbarazzato, accettando poi, con delle lamentele poco convinte, l'abbraccio che Caleb gli regaló.

«Non ti dimenticherai mai di questo posto, vero?»

«Mai. E non mi dimenticherò mai di te. Sei il mio migliore amico!», affermò il ragazzino, felice.

Neilos sorrise, e forse per la prima volta Caleb - anche fa bravo osservatore - si lasciò sfuggire un dettaglio, probabilmente per la sua infantile ingenuità. Era un sorriso triste, quasi rassegnato.

Quello fu il loro ultimo incontro.

L'indomani Caleb lasciò la montagna tornando alla frenetica vita di Althea e, successivamente, a quella tra i banchi dell'Accademia di Magia di Ilysse.

Gli studi lo tennero lontano da quel luogo tanto amato, tant'è che con il tempo quell'avventura nella culla tra le montagne divenne quasi un bellissimo sogno per Caleb.

Un sogno vivido per il ciondolo che portava al collo - il suo portafortuna -, pur sempre un'invenzione della sua immaginazione.

Se un giorno Caleb si sarebbe ricordato di Neilos e di quell'ultimo sorriso, forse si sarebbe sentito in colpa per averlo abbandonato e dimenticato per tutti quegli anni… ma al tempo stesso si sarebbe anche ricordato della tristezza e della rassegnazione nel viso dello spirito. Neilos aveva sempre saputo e non avrebbe mai fatto una colpa a Caleb per averlo dimenticato.


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