Fandom: Mo Dao Zu Shi
Personaggi: Nie Huaisang, Nie Mingjue
Rating: NSFW
Parole: 675
Prompt: Legame Fraterno - Fanfiction/NSFW
Note:
AU Niecest. Vivono a Barcellona XD e stanno insieme felici. Fanculo il resto.
A Lera, il "Miguel" è tutto per lei XD
Erano rare le volte in cui Mingjue prendeva l'iniziativa nella relazione con Huaisang perchè, generalmente, era proprio quest'ultimo a stuzzicarlo in vari modi… spesso anche al limite della legalità.
Alle volte infatti il più giovane era solito girare per il loro appartamento indossando le magliette del maggiore come unico indumento, mettendo in bella mostra le gambe nude e le natiche che facevano talvolta capolino da sotto l'orlo della t-shirt, oppure vi erano anche dei momenti nei quali lasciava che fossero dei messaggi vocali parecchio spinti ad accendere l'interesse del maggiore.
Huaisang aveva tante frecce al suo arco, e una delle più efficaci era l'imbarazzante nomignolo che i loro amici spagnoli avevano dato a Mingjue.
Il maggiore ricordava ancora lo sguardo malizioso di Huaisang quando quei ragazzi, in imbarazzo per la loro pronuncia cinese, avevano decretato che lo avrebbero semplicemente chiamato "Miguel".
E quando era suo fratello a chiamarlo in quel modo, con un accento così terribile ma al tempo stesso sensuale, Mingjue si ritrovava a non riuscire neanche a trattenersi.
Era più forte di lui. Difatti a Huaisang bastava solo quel piccolo "Miguel" per poter ottenere tutto quello che desiderava: dalla sveltina sulla lavatrice in azione, fino ad un qualcosa di più piccante.
In ogni caso, quando era il più grande a fare la prima mossa, Huaisang non si lamentava mai, e di quello Mingjue ne andava fiero. Anche se era chiaramente suo fratello minore a muovere i fili della loro relazione - era un furbo come una volpe d'altro canto -, Mingjue sapeva di avere dalla sua parte ben altre armi per 'assoggettare Huaisang' al suo volere.
Non in modo violento o impositivo ovviamente - si sarebbe tagliato le mani prima di poter ferire un qualsiasi modo suo fratello -, ma aveva un modo tutto suo per 'fare l'amore' che strideva totalmente con il suo carattere duro e orgoglioso. Tutti avevano quella visione di lui, tutti tranne Huaisang perché quando erano soli e con le difese abbassate, Mingjue mutava e si trasformava in un amante passionale e attento.
Era solito vezzeggiare il corpo di suo fratello da capo a piedi, riempiendolo di piccoli complimenti anche per i dettagli più insignificanti.
Partiva dai capelli, lisci come la sera, che profumavano di lavanda, poi scivolava con le labbra sul profilo di Huaisang. Li si soffermava sul naso, piccolo e delicato, e poi sulle guance arrossate.
Scendeva anche sulle labbra morbide e piene di sospiri e gemiti che venivano momentaneamente catturati dalla sua stessa bocca che, insaziabile, scendeva sul lento e sul collo.
Gli lasciava spesso dei segni su quella pelle così candida, dei succhiotti che dovevano urlare al prossimo un chiaro: "Lui è mio. Girate alla larga".
Si prendeva il suo tempo nel torturare i capezzoli, mentre con le mani correva ad esplorare il resto del corpo di Huaisang.
«Sei perfetto», gli sussurrava ad ogni bacio, penetrando il suo corpo dapprima con le dita per non ferirlo e infine con il suo sesso.
Lo prendeva piano, permettendogli di abituarsi a quell'intrusione, riprendendo a baciarlo ancora e ancora.
Il corpo di Huaisang era stretto e caldo attorno al suo, accogliente e intossicante. Il suo fratellino era la sua droga, e Mingjue il più delle volte rischiava di perdersi tra le sue braccia e quel calore così familiare.
Ma resisteva sempre solo per far sentire il suo compagno protetto oltre che amato e desiderato. Quegli attimi di intimità, d'altro canto, erano gli unici attimi nei quali entrambi si liberavano di tutti i freni inibitori e delle maschere, lasciando che fossero solo i rispettivi sentimenti e desideri ad animare e accendere le loro azioni.
E infine, come ciliegina sulla torta e forse anche un po' per vendetta, era sempre in quegli istanti che il maggiore si ritrovava a sussurrare dei bassi e ansimanti: «Good boy, A-sang» o «Te amo hermanito», volti solamente a far impazzire il più giovane.
Dei dettagli che solo al termine di quegli amplessi, finivano sempre per portare entrambi alla stessa ma inespressa domanda: da quando avevano sviluppato quella sorta di kink per le parole straniere?