Personaggi: Kise Ryouta, Bokuto Koutaro
Parole: 800
Prompt: Crossover
Quando Kise vide per prima volta una vera partita di pallavolo si trovava in ritiro con la sua squadra, e nella palestra che avrebbero dovuto dividere con altri istituti si stava tenendo proprio un piccolo incontro tra altri due team.
Aveva ovviamente provato anche quello sport prima di arrivare al basket, e come era accaduto con tutti gli altri: nessuno dei suoi compagni era riuscito a tenergli testa e la noia aveva preso facilmente il sopravvento.
Tuttavia, forse attratto dal rumore delle squadre, non riuscì a non fermarsi per qualche momento rimanendo indietro in confronto ai suoi compagni di squadra.
Osservò con curiosità i vari passaggi, veloci e precisi, ritrovandosi poi a sorridere nel vedere come la squadra fosse in grado di apparirgli ancor più unita dopo aver segnato un punto.
«Ehi tu!»
Davanti a quell'esclamazione improvvisa, Kise non riuscì a non sussultare, ritrovandosi improvvisamente gli sguardi di tutti i presenti in palestra puntati addosso. Era abituato a ricevere certe attenzioni, ma in quel momento non riuscì a non sentirsi vagamente a disagio, soprattutto quando uno dei ragazzi - quello che lo aveva richiamato - percorse la palestra a grandi falcate.
Aveva un sopracciglio inarcato in una palese espressione curiosa, e senza parlare iniziò a girargli attorno come per studiarlo... mettendolo palesemente a disagio.
«Ehm. Scusa?!», esclamò per bloccare quella sorta di indagine.
Il ragazzo si fermò, gli occhi grandi e sorpresi che lo fissavano con emozione ed esaltazione.
«Tu sei quel modello! Kise Ryouta!», dichiarò qualche attimo dopo, e Kise - incapace di trattenersi dal concedersi un sospiro di sollievo - non poté far altro se non annuire.
Per un momento aveva temuto di essere preso a pugni o di essere accusato di spiare gli allenamenti.
«Ma è fantastico!», esclamò ancora il ragazzo, «Devi assolutamente farmi un autografo!»
«Oh, ma certamente!», rispose Kise, permettendosi di sorridere. Sapeva come comportarsi con i suoi fan, quindi non doveva preoccuparsi.
«Io sono Bokuto Koutaro! Terzo anno, e sono l'asso della mia squadra di pallavolo! Non è grandioso! Tu sei qui con la tua di squadra, vero? Siete in ritiro? Alloggiate nel nostro stesso albergo?», lo incalzò, con crescente curiosità e per quanto Kise volesse mantenere un certo distacco - come faceva con tutti i suoi ammiratori, la gentilezza era d'obbligo ma non doveva esagerare -, gli venne quasi spontaneo esaltarsi a sua volta, contagiato da quell'energia.
«Sì! Siamo qui in ritiro! E se sei l'asso devi essere davvero forte, Bokuto-senpai!», rispose.
Bokuto sembrò quasi gonfiare il petto per l'orgoglio.
«Non vorrei vantarmi ma...»
«Lo stai facendo eccome!», esclamò in risposta un altro ragazzo, rimasto fermo nel suo campo.
« Kuroo! Non vedi che sto parlando? Lui è Kise Ryouta!»
«Io vedo che ti piacciono le cose da ragazzine!», ghignò in risposta il ragazzo di nome Kuroo.
«Finiamo il set almeno...», provò un altro a far da pacere, e Bokuto, con un broncio non poté non assentire.
«Okay Akaashi... ma tu resta qui Kise! Ti farò vedere perché sono l'asso!», dichiarò e Ryouta annuì, sinceramente incuriosito da quella situazione.
Quanto poteva essere bravo quell'asso? Lui aveva bloccato tutte le schiacciate dell'asso quando aveva provato la pallavolo e nessuno era riuscito a bloccare le sue... magari, come Aominecchi, esistevano delle persone grandiose anche in altri sport. Anche se, per lui, nessuno poteva eguagliare Aomine.
Tuttavia quello che gli si presentò davanti agli occhi gli sembrò altrettanto fantastico. Gli scambi tra le due squadre si erano fatti ancor più stretti, combattevano per non far cadere la palla per terra.
Punto dopo punto il possesso della palla veniva conteso da entrambi i team e solo alla fine Bokuto riuscì a decretare il termine di quel set con una schiacciata che andò ad infrangersi sulle dita del muro avversario.
Il ragazzo, tronfio d'orgoglio, cercò subito lo sguardo d'approvazione di Kise, seriamente affascinato da quelle ultime azioni.
«Che ti è sembrato?»
«Sei stato fantastico, Bokutocchi!»
«Bokutocchi?», ripeté, «Oddio Akaashi! Kise mi ha dato un soprannome!», esclamò estasiato, afferrando per un braccio un suo compagno che aveva avuto la sfortuna di passargli vicino.
«Ho sentito, Bokuto-san».
«Non è grandioso?»
«Sì, lo è Bokuto-san».
Kise ridacchiò ma ancor prima di aprire di nuovo bocca venne scosso quasi da un brivido che lo costrinse a voltarsi lentamente, fino ad incrociare lo sguardo furente di Kasamatsu poco lontano.
«Io... devo scappare», si affrettò a dire, nervoso.
«Di già?»
«Uhm... sì. Ma ci vedremo presto, Bokutocchi! Alloggiamo tutti qui in fondo!», aggiunse correndo verso il suo capitano, sperando di non incorrere nelle sue ire per essere rimasto indietro - cosa che ovviamente sapeva che sarebbe successa.
«Ci conto, Kise!», gli gridò dietro Bokuto e quella gioia, un po' lo aiuto a superare la paura per i mille giri di corsa e tremila affondi che il suo senpai lo avrebbe sicuramente costretto a fare.