Feb. 23rd, 2021

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Fandom: Sons of Anarchy 

Personaggi:  Juan Carlos Ortiz "Juice", Filip Telford "Chibs"

Rating: SAFE

Parole: 445

Note:

  1. Ambientata durante la terza stagione

  2. Le età canoniche dei pg non sono mai state rivelate e non mi piace basarmi sull’età degli attori (10 anni di differenza) perché Theo sembra molto più giovane della sua età XD Quindi per me Juice ha 25 anni mentre Chibs 45.


Juice odiava il freddo.

Per uno come lui, abituato alle calde temperature di Charming, il meteo di Belfast era un vero e proprio strazio.

Si sentiva gelare fin dentro le ossa, e neanche le due coperte extra che aveva rubato ad un prospect dei SAMBEL sembravano essere in grado di placare i brividi e lo sbattere dei suoi denti.

Belfast non era un brutto posto, quello doveva ammetterlo, ma in quei momenti sentiva davvero di detestarlo. Lo odiava a tal punto che il suo minuscolo appartamento, con la caldaia rotta, gli mancava tanto quanto le stanze riscaldate della clubhouse.

Sentiva la mancanza dell'afa dei deserti e delle strade asfaltate della California, ed era pronto a giurare che pur di non sentire più quel gelo si sarebbe addirittura messo a lavorare per ore su qualche motore bollente nel garage.

E sarebbe stato fottutamente bello il poter condizionare la sua mente con quei rassicuranti e caldi pensieri, ma sfortunatamente quel tipo di psicologia era una gran stronzata.

Solo una persona poteva aiutarlo e quel bastardo sembrava quasi amare il farsi attendere un quel modo.

Juice sbuffò irritato, stringendosi il più possibile tra le sue coperte, e fu solo il leggero cigolio della porta a distoglierlo del tutto dai suoi pensieri, donandogli un pizzico di speranza.

«Dormi?», la voce calma e bassa di Chibs riempì delicatamente il silenzio della stanza.

«Secondo te?», ribatté Juice, nascondendo il sollievo dietro l'irritazione.

«Immagino tu abbia freddo», ironizzó Chibs, sedendosi sul letto per privarsi degli scarponi.

«Sono ad un passo dal sentire le palle ritirarsi, vedi un po' tu», rispose. Sapeva di suonare un poco petulante in quel modo, ma detestava per davvero il freddo e non era per niente in grado di nasconderlo… almeno non di notte, non mentre sapeva di meritarsi almeno quattro ore di sonno stretto al corpo caldo e accogliente del suo partner.

«Quello sarebbe un problema», lo assecondó Chibs, palesemente divertito, «le tue palle mi piacciono parecchio».

«Se non ti muovi quelle palle non le vedrai più. Letteralmente e non», mugugnò strappando una roca risata all’uomo.

Chibs non rispose ma si sollevò di nuovo dal letto per scostare le coperte e distendersi finalmente accanto a Juice che, ovviamente, gli fu subito addosso alla ricerca del calore che quel corpo era in grado di donargli ogni notte - anche in quelle fin troppo bollenti della California.

Intrecció le gambe attorno a quelle del suo compagno e si premette completamente contro di lui come per impedirgli di allontanarsi - cosa che, come ben sapeva, era impossibile.

«Va meglio, Juicy?»

L'alito caldo di Chibs gli accarezzò il viso, strappandogli un sospiro sollevato e un minuscolo sorriso.

«Ora sì».


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Fandom: Final Fantasy XV (Pokémon!AU)

Personaggi: Loqi Tummelt, Cor Leonis

Rating: SAFE

Parole: 730

Note:

  1. Collegata a questa fic

  2. Per ricapitolare, Cor è il campione della Lega Pokémon di Galar e Loqi è il un Capopalestra di tipo Elettro… e questo è solo uno dei loro numerosi scontri.

  3. Il duello è fatto male lol sono solo due attacchi in croce ahaha

  4. Hanno una relazione stabile.

  5. Cor ha 45 anni mentre Loqi dicono che sia attorno alla ventina d’anni. Io lo rappresento sempre coetaneo o poco più grande di Noctis e Prompto, quindi per l’occasione ha 21 anni


«Corviknight! Metaltestata, ora!»

Loqi Tummelt strinse forte i denti quando il suo penultimo pokémon, Boltund, cadde sotto il potente attacco di Corviknight.

Per quanto sulla carta Loqi sapesse di avere un match up più che favorevole contro il pokémon di tipo volante di Cor Leonis, era l'esperienza di quest'ultimo a farla da padrona in momenti come quello, anche se, ovviamente, Loqi non era tipo da arrendersi tanto facilmente.

Per quel motivo, nonostante l'impossibilità di sfruttare una seconda volta la Dynamax - l'aveva utilizzata con il suo secondo pokémon, Jolteon -, lanciò sul campo la sua ultima pokéball contenente Toxtricity.

Il Pokémon venne subito accolto da delle urla di giubilo da parte del pubblico e si mise in posizione, in attesa degli ordini da parte del suo allenatore.

«Siamo uno contro uno, Leonis», dichiarò Loqi, nascondendo dietro la sua spavalderia il timore della sconfitta.

Cor, ovviamente non si scompose né rispose alla provocazione, ma le sue labbra sembrarono quasi tremare forse nel tentativo di nascondere un sorriso. Non lo stava sottovalutando, né prendendo in giro, perché Loqi poteva leggere nei suoi occhi l’interesse e l’eccitazione per quella battaglia.

«Toxtricity utilizza Overdrive!», ordinò subito dopo sperando di anticipare la mossa del suo avversario che, sfortunatamente, non tardò ad arrivare.

Infatti Cor richiamò il suo pokémon nella sfera che, iniziò a brillare e a crescere segno dell'imminente trasformazione.

Loqi sapeva che lanciarsi all'attacco senza neanche prendere in considerazione il contrattacco del Campione di Galar era stata una mossa azzardata ma era era fatto così: si lanciava a testa bassa in ogni sfida.

La versione Gigamax di Corviknight gettó sul campo un'ombra scura e l'attacco di Toxtricity andò a infrangersi contro la Dynabarriera chiamata da Cor.

L'elettricità sfrigolò al contatto con quello scudo protettivo, tant'è che Loqi dovette quasi socchiudere gli occhi per non rimanerne accecato.

«Corvinight, attacca con Dynajet», la voce di Cor si sollevò, forte e sicura, superando qualsiasi altro rumore e Loqi fu costretto a schermarsi il volto con le braccia nel sentire il vento generato dalle ali del pokémon del suo avversario investire in pieno il suo Toxtricity.

In condizioni normali, il suo pokémon sarebbe anche stato in grado di resistere, ma Corviknight portava con sé le statistiche aumentate della lotta precedente e, sfortunatamente, quell'attacco fu fatale. Toxtricity infatti barcollò un poco prima di cadere per terra e Loqi, abbassando le braccia, non poté far altro se non richiamarlo dentro la pokéball.

Era stata una battaglia lunga e combattuta ma, quell'ultimo scambio di attacchi gli era sembrato durare un'inezia, come il battito delle ali di un Cutiefly. Una sola mossa ben giocava e Loqi si ritrovò a dover a malincuore accettare la sua sconfitta, l'ennesima nel suo lungo elenco di battaglie contro il Campione di Galar.

Si morse le labbra e mormorò delle scuse al suo pokémon chiuso nella sfera, alzando poi lo sguardo quando Cor si avvicinò a lui tendendogli la mano come da regolamento.

«Complimenti», si congratulò l’uomo.

Il tono era serio e sinceramente ammirato. Quella era una delle cose che Loqi apprezzava di Cor: non lo sottovalutava mai.

Lo reputava un avversario valido nonostante le numerose sconfitte, ma soprattutto non faceva mai pesare quei dettagli sulla loro relazione. E, onestamente parlando, non era una cosa semplice visto il caratteraccio di Loqi - cosa della quale entrambi erano pienamente consapevoli.

Vivere insieme come coppia, nascosti dalle telecamere che seguivano i loro movimenti, non era semplice ma se la cavavano e il riuscire a superare quelle sconfitte senza troppi drammi era sicuramente una delle cose più importanti.

Loqi accettò quindi la mano, cercando di mostrare il suo lato più sportivo al pubblico e di aggrapparsi alla sensazione che in giorno sarebbe stato lui il prossimo Campione di Galar.

«La prossima volta andrà diversamente», rispose con orgoglio.

«Ne sono certo», assentì Cor, abbassando poi la voce per evitare che i numerosi microfoni dell’arena catturassero le sue parole, «Vuoi andare da qualche parte per cena?»

Loqi trovò impossibile non sorridere per quella domanda tanto semplice quanto assurda in quella situazione. L’intento di Cor era chiaro, ma era altrettanto piacevole rendersi conto anche di quella piccola attenzione nei suoi confronti.

«Ceniamo in albergo. Niente di troppo speciale, non voglio essere assalito dai giornalisti», concluse semplicemente.

«Affare fatto».


Délicat

Feb. 23rd, 2021 11:36 pm
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Fandom: Fire Emblem Awakening

Personaggi: Zelcher, Lon'zu

Rating: SAFE

Parole: 415

Note:

  1. Dai dialoghi in gioco si capisce che Lon’zu ha all’incirca 22 anni mentre Zelcher più o meno 29.


La ferita che Lon'zu aveva riportato in battaglia, per fortuna, non era grave, ma per sicurezza era stato ugualmente sedato mentre Lissa si occupava di lui.

Era stata una misura necessaria, perché per quanto la fobia dell’uomo verso il sesso femminile si fosse ormai attenuata, di tanto in tanto tendeva a riaffiorare anche nei momenti peggiori.

Tra tutte le donne, Zelcher era l'unica con la quale Lon'zu riusciva ad interagire senza alcun problema ed era proprio grazie a lei che, lentamente, stava iniziando ad abituarsi a stare vicino alle altre donne. E Zelcher, nel riguardare a qualche mese prima a quando le loro strade si erano incrociate per la prima volta, non poteva non sentirsi lusingata oltre che emozionata nel vedere tutta la strada che avevano percorso insieme.

Non era stato semplice avvicinarsi a lui, abbattere le barriere che Lon'zu aveva costruito attorno a sé, ma ci era riuscita... pagando un prezzo che in quell'istante, mentre l'uomo dormiva beato dopo le attente cure della Principessa, le sembrava tanto bello quanto impossibile.

Il suo cuore.

I sentimenti per Lon'zu erano nati sin da quando aveva sentito la sua storia anni prima, ed erano cresciuti, battaglia dopo battaglia, alimentati dalle loro brevi chiacchierate.

Lo aveva ammirato come guerriero e come persona, e alla fine aveva trovato un nome a quella calda emozione che le rubava un sorriso ogni volta che si trovava accanto a lui.

Amore.

Amare Lon’zu era semplice e al tempo stesso complicato. Naturale come respirare e difficile come il dimenticare. Non poteva farne a meno e, forse, non voleva neanche tentarci.

«Sai, mi piaci da un bel po' di tempo», sussurrò Zelcher quasi senza rendersene conto, dando voce ai suoi pensieri mentre con la punta delle dita si sporgeva per scostare i capelli dalla fronte rilassata di Lon'zu, «ma forse scapperesti nel saperlo...»

Sorrise malinconica, allontanando la mano dal viso dell'uomo ancora addormentato.

Lon'zu non era ancora pronto per affrontare i sentimenti che Zelcher aveva iniziato a nutrire per lui. Si era abituato alla sua presenza e non sussultava neanche più quando i loro corpi si sfioravano casualmente.

La loro amicizia, a detta dell'uomo, era preziosa e al tempo stesso anche delicata.

Per quel motivo Zelcher voleva proteggerla per il bene di entrambi. Spezzarla sarebbe stato fin troppo semplice e lei si sentiva pronta a proteggere il loro rapporto fino a quando i tempi non sarebbero stati abbastanza maturi per entrambi.


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Fandom: Touken Ranbu

Personaggi: Doudanuki Masakuni, Atsushi Toushirou

Rating: SAFE

Parole: 500

Note:

  1. Non so l’età effettiva perché sono spade… quindi con un titolo di 102 caratteri mi appello alla regola del “100+” (?!)

  2. PERÒ PREMETTO CHE SONO ENTRAMBI ULTRA MAGGIORENNI. SONO SPADE



Atsushi Toushirou, da quando era arrivato alla Cittadella, era sempre stato un valente compagno di allenamento per Doudanuki.

Era sempre pieno di energia ed entusiasmo, con voglia di imparare e migliorare. Un atteggiamento talmente contagioso che lo stesso Doudanuki si sentiva era lasciato più volte trascinare da lui.

Era piacevole, e più tempo trascorreva in quel corpo umano, più Doudanuki si rendeva conto di quei piccoli dettagli. Infatti non gli sfuggì minimamente l'espressione cupa di Atsushi, appena rientrato da una missione.

Lì per lì pensò fosse ferito o esausto, ma quando lo ritrovò in palestra con la stessa faccia pensierosa, non poté proprio trattenersi dal chiedergli: «Che cosa ti è successo?»

Non erano affari suoi, ma Atsushi era… parte della sua giornata. Era una sorta di amico, e quella sua reazione era in un certo qual modo umana.

Atsushi lì per lì sembrò non voler rispondere poi, con lo sguardo deciso, lo fronteggió. Vista la differenza di stazza, non era poi così minaccioso, ma Doudanuki non poté non sentirsi a disagio.

«Voglio un bacio», dichiaro Atsushi, spiazzando Doudanuki, impreparato a quella richiesta.

«Cosa?»

Altre domande si affollarono nella sua mente, che vennero messe a tacere dall'altro.

«Un bacio», ripeté infatti con decisione, «fino a ieri non sapevo neanche che cosa fosse ma… l'ho visto e sembra… bello».

Lentamente, parola dopo parola, la spavalderia di Atsushi iniziò sparire, lasciando spazio all'imbarazzo che gli fece colorare il viso di rosso - le reazioni umane erano così strane.

«Io… non so cosa sia», ammise Doudanuki dopo un breve momento di silenzio, cercando di immaginare cosa potesse essere ‘un bacio’, «ma se posso aiutarti…», aggiunse con quella gentilezza che aveva scoperto solo in quelle ultime settimane, insieme a tanti altri sentimenti.

Atsushi sembrò illuminarsi e in un lampo gli saltò quasi addosso.

"Baciare è una sorta di lotta corpo a corpo?", pensò lì per lì Doudanuki, ma prima di poter reagire e magari atterrare il più giovane, la bocca di Atsushi si posò sulla sua.

Rimase immobile. Quello era un bacio?

Sostenne il corpo di Atsushi con le braccia, rilassandosi poco a poco. Non era niente di ché quel bacio, ma il calore della bocca immobile dell’altro contro la sua era piacevole e gli faceva stranamente battere il cuore fortissimo in petto.

Quando Atsushi si allontanò, con il volto ancora rosso, Doudanuki si sentì quasi contrariato ma non lo disse. Era troppo confuso e incerto per poter dare un reale nome a quei sentimenti - tante cose continuavano a sfuggirgli di quel corpo umano.

«Questo... era un bacio?», chiese.

Atsushi annuì imbarazzato, mormorando un: «Credo… di sì. Ti è piaciuto?», carico di speranza.

Doudanuki socchiuse la bocca per rispondere, ma alla fine lasciò che fossero i fatti a parlare per lui - come era solito fare.

Infatti si sporse in avanti, catturando le labbra del più giovane in un altro bacio, uguale a quello che si erano scambiati neanche pochi minuti prima.

Sì. Ora gli era tutto più chiaro: ‘quel bacio’ gli era proprio piaciuto.


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